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la rivincita dei cioccolatai

08/06/2011

 

 

Erano 34 i cioccolatieri in Milano all'epoca di Radetzky; fabbricanti in proprio di cioccolato, essi avevano i caratteristici negozi chiusi da grandi portoni che, all'apertura, si spalancavano come le ante di una finestra. Su queste quinte laterali erano dipinte varie scene di cioccolatai al lavoro; ma erano generalmente, opera di pittori molto scadenti. Si trattava decisamente di "brutte figure" in senso pittorico, che la gente aveva preso a chiamare "figure di cioccolataio".

Questa dovrebbe essere l'origine della tipica espressione milanese: la "figura del cioccolataio" che non vorrebbe farla nessuno, perchè significa una brutta figura, comunque all'origine non era dispregiativo ed esprimeva solamente un franco giudizio estetico.

Poi le botteghe dei cioccolatai sono scomparse ma l'espressione è rimasta. Così oggi a Milano nessuno vorrebbe fare la figura del cioccolataio, anche se non sa cosa vuol dire.

Ovviamente i pittori meneghini, sanno bene cosa significa questo termine, e forse inconsciamente è l'espressione più temuta; quella che decreta all'istante la fine di una carriera.

Eppure, non essendo rimasto nulla a testimoniare questi lavori, se non la parola stessa, per fare un paragone con i nostri giorni, non ci resta che usarla per definire quel lavoro artigianale del dipingere e decorare le saracinesche dei negozi solitamente con le vernici spray.

E qui posso affermare con certezza, che la stragrande maggioranza dei writers si sono ritrovati almeno una volta ad eseguire qualche committenza del genere; e sto parlando degli stessi artisti che oggi vengono apprezzati da gallerie e critici! Io stesso mi sono prestato più volte, da giovane writer a decorare qualche saracinesca di negozio dietro pagamento del committente, e come me, centinaia di giovani, occasionalmente o in modo continuato; alcuni ne hanno fatto quasi una professione, s'intende, assolutamente dignitosa! "Portando a casa"qualche centinaio di euro a saracinesca, si può fare benissimo un buon stipendio più che meritevole! Oltretutto, per almeno venti anni, nessun writer di strada si era mai sognato di entrare in una galleria, tantomeno aveva per la testa l'idea di farsi chiamare artista; fare lavori occasionali, oltretutto divertenti, è sempre stata una pratica onorevole.

Ovviamente, vista la natura selvatica del writer, quasi mai metterà lo stesso impegno che impiegherebbe nell'eseguire il proprio, con il risultato che le saracinesche dipinte in cui ci imbattiamo solitamente per la città, lasciano veramente a desiderare.., complici ovviamente anche i "committenti" generalmente di "bocca buona" e "braccio corto"(nel pagamento), nonché la scarsa considerazione che per un trentennio ha accompagnato questo genere di arte.

Mi viene da pensare, che anche i cioccolatieri nei primi del 1800, fossero di "braccio corto" e "bocca buona", e che quindi pagassero poco i loro pittori squattrinati, che per la legge del mercato si comportavano di conseguenza: " mi paghi poco, e io ti faccio un disegno veloce e approssimato".

 

Ma adesso che succederà? E se qualcuno estrae la "saracinesca" dipinta dal famoso writer street-artista del momento? Quello affermato sull'onda di Bansky, consacrato da Sgarbi in persona al PAC di Milano nella mostra Street art Sweet Art del 2007, e adesso, nientemeno che alla Biennale di Venezia?

Coloro che fino al giorno della famosa asta di Christie's, in cui Brad Pitt e Angelina Jolie consacrarono ufficialmente con il denaro, l'artista misterioso e "fuori della legge", si sono messi allo scoperto nella speranza di portare a casa fama e soldi, a sgomitare nella ressa dell'affollatissimo ambiente della strada, come se la caveranno di fronte al loro passato?

Bè, per molti il problema non sussiste, essendo già nati con lo scopo della carriera artistica, cercando di passare per una scorciatoia, non si sono mai (peccato per loro) sporcati le mani con umili lavori, o per loro fortuna, non ne hanno mai avuto il bisogno, comunque vada, i più possono sperare che il tempo logori i loro lavori poco presentabili sulle riviste patinate e cataloghi di circostanza, che cancelli le tracce del passato non in linea con il mainstream richiesto; mentre altri ancora si affrettano a costruire un "torbido passato" che vende bene e va sempre di moda.

 

Milano è culla della street-art nostrana, dei cioccolatai e di tutte le tendenze underground che radicavano prima qui che altrove, dei cambiamenti repentini e della ribalta, attendiamo con impazienza di vedere se faremo la "figura dei cioccolatai", ma intanto godiamoci la vittoria dei medesimi, perché nella strada c'è spazio per tutti, nel mercato dell'arte no! Era scontato, che una scena così vasta, complessa e massiva come quella del mondo della street-art, irrompendo nel mercato tradizionale avrebbe creato scompiglio, e potrebbe addirittura cambiare le regole che sembravano ormai consolidate nell'ultimo secolo.

 

Per quanto mi riguarda, io sono e sarò sempre prima di tutto un artigiano, contento e fiero di esserlo, e del mio pane guadagnato con dignità. ( e mi piace pure il cioccolato!).

 

Teatro

 

 

 

 


C'รจ UN DISEGNO PER MILANO

08/05/2011

particolare iniziativa domenica 8 maggio,
tutto il pomeriggio dalle 16 a sera inoltrata.

presentano in contemporanea più di 100 artisti,
illustratori, scultori e designer, in una sorta di grande collettiva su tre sedi.
Ogni pezzo verrà poi messo all'asta in ciascuna sede,
con valore di partenza 100 euro, (di qualsiasi pezzo si tratti).

TUTTO il ricavato sarà una donazione
al Comitato Giuliano Pisapia Sindaco x Milano.

Disegni, dipinti, stampe, sculture, fotografie, manifesti rari

battitori d'asta d'eccezione.

Siete tutti invitati!

Opere in mostra dalle ore 16.00 nelle gallerie

Galleria Blanchaert piazza S. Ambrogio, 4
Galleria L'Affiche via Dell'Unione, 6
Galleria Nuages via Del Lauro, 10


L'asta avrà inizio:

alle ore 17 nella galleria Nuages
alle ore 18,30 nella galleria Blanchaert
alle ore 21 nella galleria L'Affiche

ecco il link: http://www.pisapiaxmilano.com/ce-un-disegno-per-milano/

Gli autori

Francesco Tullio Altan, Alvaro, Dario Arcidiacono, Cesare Baracca, Donatella Baruzzi, Mario Battimiello, Luigi Belli, Giuliana Bellini, Chiara Belloni, Manuela Bertoli, Vittorio Bifulco, Julia Binfield, Francesco Bocchini, Cini Boeri, Simone Bonetta, Mario Borgese, Paolo Buzzi, Angelo Cagnone, Giovanna Canegallo, Silvia Capiluppi, Max Casalini, Alberto Casiraghy, Loriana Castano, Silvia Cibaldi, Nicolas Cividino, Alberto Collari, Giulio Crisanti, Giacomo Cossio, Mary Cresnhaw, Jutka Csakanyi, Paul Davis, Anna de Carlo, Alfred De Locatelli, Daniela Dente, Vittorio Di Muzio, Fausta Dossi, Elfo, Laura Federici, Fernanda Fedi, Simona Ferrante, Toto Fiori, Folon, Ornella Garbin, Fabrizio Garghetti, Francesca Ghermandi,
Beppe Giacobbe, Gino Gini, Massimo Giacon, Gabriella Giandelli, Matteo Giuntini, Milton Glaser, Matteo Guarnaccia, Federico Guerri, Fabiana Guerrini, Marco Imperadori, Emilio Isgrò, Claudio Lacher, Giampaolo Lazzaro, Margherita Lazzati, Pino Lia, Mara Lombardi, Ruggero Maggi, Carlo Malandra, Silvia Manazza, Renzo Mangili, Danilo Maramotti, Alberto Mari, Cecco Mariniello, Sandro Martini, Franco Matticchio, Giovanni Mattio, Lorenzo Mattotti, Luciana Meazza, Gamal Meleka, Studio Modoloco, Gianni Moretti, Simona Mulazzani, Josè Munoz, Anna Muzi Falconi, Fabian Negrin, Giulia Orecchia, Pao, Chiara Passigli, Tullio Pericoli, Roberto Perini, Massimo Petrini, Cristina Piccioli, Barbara Pietrasanta, Roberto Plevano, Giacomo Polin, Polly, Giò Pomodoro, Sasha Preve, Tiziana Priori, Antonella Prota Giurleo, Franco Raggi, Chiara Rapaccini, Andrea Rauch, Alfred Rens O., Daniele Ricco, Raffaele Romano, Domenico Rosa, Alessandro Sanna, Anna Santinello, Francesco Santosuosso, Guido Scarabottolo, Evelina Schatz, Stefano Soddu, Antonio Sormani, Pietro Spica, Spider, Art Spiegelman, Fausta Squatriti, Squaz, Gianluigi Toccafondo, Micaela Tornaghi, Marco Teatro, Pia Valentinis, Sergio Vanni, Armanda Verdirame, Mattia Vernocchi, Giorgio Vicentini, Rodolfo Viganò, Monika Wolf, Francesca Zoboli, Neven Zoricic.

Io sarò all' Affiche in via Unione.
L' asta è l'ultima (alle 21).


Aspettando il 2012

03/04/2011

 

Aspettando il 2012

Sculture, oggetti d'arte da tavolo e da parete, aspettando la fine del mondo, comodamente seduti nel vostro ufficio.

Cosa significa la "fine del mondo"? Per interpretare questo sentimento comune in un'opera d'arte che non assuma la forma scontata di un fumetto degli anni "70, ho pensato di iniziare dalla fisica; ovvero, una lettura oggettiva di quanto dovrebbe accadere nella tanto attesa fine del mondo.

Bene, se in un determinato momento del tempo (sempre che questo esista), il mondo che conosciamo "terminasse", dovrebbero terminare anche le leggi della fisica che tutti conosciamo, o perlomeno dovremmo conoscere...

Cesseranno, o si modificheranno in qualcosa di cui non abbiamo mai avuto esperienza: la forza di gravità, il magnetismo terrestre, lo spettro elettromagnetico, quindi la luce e la percezione visibile. Ecc. ecc.

Per farla breve, questi oggetti d'arte sono composti da materiali inerti stabili, ossia terre naturali (sostanze minerali fornite in natura o semilavorate come le ossidazioni di metalli) che hanno la proprietà di essere inalterabili nei secoli e nei millenni. Altri elementi delle composizioni sono magneti e vari semplici strumenti che aiutano a misurare le leggi della fisica.

Nel momento in cui avviene la fine del mondo, i pigmenti potranno entrare in uno stato di entropia, perdere o mutare i colori eccetera.

I magneti smetteranno di funzionare, il magnetismo terrestre scomparirà o si sposterà, il prisma non scomporrà più la luce nello spettro cromatico.

Se invece capita che la fine del mondo, altro non era che la semplice scomparsa dalla Terra di un grosso animale un tantino presuntuoso, nessun problema, queste opere potranno godersele altre specie più intelligenti che si svilupperanno o che giungeranno da altri luoghi del cosmo.

Se poi per qualche misterioso motivo, non ci sarà la fine del mondo, potete sempre godervi un bell'oggetto da tavolo decorativo, e poi non si sa mai, può tornare buono la prossima volta!

Comunque, siccome io penso al futuro, tutte le opere sono costruite interamente con materiali riciclati.

Vi aspetto tutti alla mostra: stART-UP
Milano, 30 marzo
In occasione della XIII Settimana della Cultura e in concomitanza con il Fuorisalone, l'Associazione No
Profit ArtGallery presenta stART-UP, una mostra collettiva con alcune tra le più interessanti scoperte dell'arte
contemporanea e del design. Gli artisti possono godere della libertà di dare forma alle proprie idee senza
alcun limite di tecnica: dalla pittura, alla scultura, al design.
L'esposizione si terrà a Milano presso i locali di Carta e Matita, agenzia di comunicazione.
Tra gli artisti partecipanti: Enrico Challier, Davide Dall'Osso, Grazia Gabbini, Duty Gorn, i designer di
Impagliando, Luca Lillo, Giorgio Melzi, Sigis e Marco Teatro.
Il progetto (ST)ART-UP ha l'intento di sostenere e promuovere il lavoro degli artisti selezionati.
L'iniziativa ha il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

stART-UP
11-15 aprile 2011, ore 9-13/14-18 - Ingresso libero
Carta e Matita - Via Orseolo, 3 - sesto piano - Milano
Vernissage martedì 12 aprile dalle ore 18
Accrediti e informazioni:
Ufficio Stampa
Associazione ArtGallery
Via Orseolo, 3 Milano
T +39 02 58102678
F +39 02 45494724
press@associazioneartgallery.org
ArtGallery
ArtGallery è un'Associazione no profit che sostiene gratuitamente il lavoro degli artisti emergenti e promuove
lo sviluppo della creatività in campo artistico attraverso una galleria d'arte online, attività di ufficio stampa,
mostre e rassegne artistiche, eventi, manifestazioni culturali, collaborazioni con aziende. L'attività di ArtGallery
è iniziata nel 2003 come galleria d'arte contemporanea online realizzata dall'agenzia di comunicazione Carta e
Matita. Con il passare degli anni il progetto è cresciuto, fino a oltrepassare i confini del web, concretizzandosi
in progetti che coinvolgono Musei, Gallerie d'Arte e Fondazioni.

 


a chi appartengono le nuvole?!

18/02/2011

Aderisco

 

Oggi sulla Terra un miliardo e trecento milioni di persone

non ha accesso all’acqua potabile.

Nel giro di pochi anni saranno tre miliardi.

Abbiamo costruito un mondo in cui pochi hanno tutto e moltissimi non hanno nulla.

Un mondo in cui la ricerca del profitto mette a rischio le risorse naturali.

Fino a minacciare la stessa sopravvivenza della vita sul pianeta.

L’acqua è fonte di vita. Senza acqua non c’è vita.

L’acqua è pertanto un bene comune dell’umanità, irrinunciabile e che appartiene a tutti.

Il diritto all’acqua è un diritto inalienabile: per questo l’acqua non può essere proprietà

di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti.

Le grandi multinazionali si stanno impossessando dell’acqua, in ogni parte del mondo.

Vogliono trasformarla in merce e guadagnarci sopra... Tutti assieme dobbiamo impedirlo.

Tutti assieme dobbiamo fermare la privatizzazione dell’acqua.

Lottare contro la privatizzazione dell’acqua è una battaglia di civiltà.

Ci riguarda tutti, cittadini, politici, donne e uomini d’arte e di cultura.

Riguarda i popoli. Riguarda le generazioni che verranno. Il nostro futuro.

Anche in Italia l’acqua è al centro dei tentativi di privatizzazione.

E, come dappertutto nel mondo, anche qui le popolazioni si oppongono.

Dicono basta. Dicono che bisogna cambiare. Lo dicono in tantissimi.

E hanno scritto una legge d’iniziativa popolare.

Una legge per dire che l’acqua è un bene comune e un diritto umano universale.

Una legge che toglie l’acqua dal mercato e la restituisce alla partecipazione delle comunità.

Una legge che sta girando l’Italia. Una legge che chiede a tutti una firma.

Io ho deciso di metterla.