Urgentemente. Teatro e la streetart come pronto intervento.
Teatro, nasce a Milano, dove vive e lavora, nel 1968. È lo stesso anno del Maggio Francese, dai cui valori e dalla cui energia hanno preso spunto e ispirazione anche artisti tra i pionieri degli interventi creativi nello spazio urbano. Se Teatro avesse avuto modo di parteciparvi, avrebbe fatto proprio e disseminato il motto “Il est interdit d’interdire”, sul cui potente cortocircuito semantico si è avvitata l’intera sua vita e carriera, opponendosi agli oppositori.
Teatro è nell’incauta frenesia della sua Milano degli anni Ottanta che trova terreno fertile e affonda i propri attrezzi polivalenti, destinato a vivere come agitatore culturale nel tempo di più generazioni e nello spazio fisico e simbolico di più forme di città. Da queste esperienze, trasudano e cristallizzano gli elementi della sua poetica urbana, che anche sugli oggetti mobili, come tele o sculture, riportano in sagoma e materia un vissuto da sempre alternativo alle cornici ortogonali e ai piani lineari.
È attento studioso e storico delle origini del fenomeno in Italia e nel mondo; tra i suoi libri, figurano “Happening International Underground. 1993-2003”, “La guerra dei segni. Un’altra storia dell’arte” e, il più intenso, “Virus.Il punk è rumore” (insieme a Giacomo Spazio). Giacché è proprio nel punk, nella sua proposta culturale stridente – laddove è sempre “l’attrito che fa andare avanti il mondo” – che va ricercata e valorizzata l’origine del suo proposito creativo, l’urgenza del gesto come dicono e ridicono per altri versi certe retoriche della critica d’arte prettamente contemporanea.
Gli interventi creativi urbani diTeatro e le sue opere su carta, cartone, plastica, legno, metallo e altri materiali riassumono, ora come allora, quel clima, quelle tensioni, le paure e le speranze, le urgenze ora più di allora agli sgoccioli, da un lato nella riflessione su un modello di città fallimentare poiché non organico bensì artificiale, impositivo, dittatoriale; dall’altro nell’ossessiva repulsione mai sopita nei confronti delle guerre, di ogni scala e in ogni dove, che oggigiorno ci arrivano così mediatizzate, così spettacolistiche, da farcele scivolare addosso e da rimuoverle agli occhi con un tocco.
Teatro all’inverso fissa in pittura il memento, per quanto temibile e angosciante possa sembrare, per scuoterci ancora lo sguardo, i pensieri, le stesse azioni quotidiane e forse in fin dei conti per provare a evitare o quanto meno a differire quel medesimo no future che ormai più di mezzo secolo addietro iniziava a sibilare tra le fila di un’intera generazione o anche due. E non si è ancora silenziato.